Milonga con musica dal vivo - offre stages gratuiti di tango vals e milonga, pratica pomeridiana gratuita, buffet milonga e concerto serale - sala eventi culturali
Indirizzo
c/o Domus Romana Hotel - Via delle Quattro Fontane 113 - Roma
Contatti
+3906-97996300 - +39366-3198327
Date
ogni seconda domenica del mese
Costi
nessuna tessera - ingresso 10 euro tutto incluso
Servizi
Parcheggio - Prenotazioni tavoli - Bar degustazioni - Chiostro
Musicalizador
Los Chantas Cuatro - Alejandro De La Fuente
Musica
Tango classico musica delle grandi orchestre del tango argentino - Tanda classica con cortinas di salsa e bachata - Musica dal vivo
Pista
300 mq ca parquet e corte esterna
Recensione
El Corte del Tango è una bellissima e nuova milonga romana. Ritrovo di milongueros DOCG e nuove leve del tango argentino vanta una atmosfera amichevole, romantica e ospitale con in più molto valore aggiunto rispetto alle solite milonghe. Los Chantas Cuatro e la Domus Talenti la guidano e gestiscono il programma di eventi ed iniziative stagionale. E’ l’unica milonga romana ad avere stabilmente un’ ora di musica dal vivo durante la serata, uno stage gratuito mensile di milonga e una lezione/pratica tematica gratuita mensile di tango argentino oltre a molte altre sorprese. Il Sexteto Malevaje si esibisce qui tutti i mesi. Di quando in quando è teatro di esibizioni di ballerini professionisti.
La gentilezza e la disponibilità, ma non per ultima la passione per il tango argentino dell’Ass. Los Chantas Cuatro e della Domus la rendono una delle migliori milonghe romane, è inoltre in vigore una promozione “tango giovani” che consente a chi è under 35 e in coppia di iscriversi ai corsi di tango argentino della Maison de la Danse al 50% di sconto.
El Corte del Tango è un must, nessun milonguero romano vero può dirsi tale se non ha ballato il tango sul parquet della sala che fu di Pio XI.
MUSICA
Alejandro de la Fuente - musicalizador, una giovane promessa del tango argentino romano anima la serata con le selezioni musicali scelte da Los Chantas Cuatro - musica delle grandi orchestre del tango argentino del Siglo de Oro del periodo compreso tra il ‘30 e il ‘55 arrangiamenti delle orchestre argentine più famose con alcune escursioni contemporanee scelte con gusto, tanda classica di sei brani alternati con vals e milongas, cortinas di salsa e bachata o altro a sorpresa.
Con queste premesse la musica è di ottimo livello, e varia, sia nei tanghi che nelle milonghe che nei vals. Ad arricchire e completare il panorama musicale c’è il SEXTETO MALEVAJE ensemble che si esibisce stabilmente in milonga tutti i mesi, offrendo musica ballabile dal vivo, fiore all’occhiello della milonga.
El Corte del Tango è attualmente l’unica milonga che offre stabilmente di ballare durante la serata con la musica dal vivo. Artisti e musicisti a sorpresa sono spesso osipti a El Corte.
PRATICA LEZIONI E STAGES DI MILONGA TUTTI GRATUITI L’intento degli organizzatori di riportare a Roma il tango argentino ad una dimensione più sociale, lontana dal mercimonio che si fa ovunque di passi e passetti senza senso, senza passione e senza musica ha indotto ad offrire gratuitamente, compreso nell’ingresso in milonga, sia una lezione/pratica di tango argentino che si tiene dalle 17,30 alle 19,00 sia uno stage di milonga che si tiene dalle 19,00 alle 20,30. Marco y Silvana maestri della Maison De La Danse curano questa iniziativa.A seguire, contestualmente all’apertura nel chiostro del buffet, milonga con musica dal vivo del Sexteto Malevaje e selezioni musicali scelte fino alle ore 24,00.
LOCATION Via delle Quattro Fontane 113 - Roma La milonga si trova in pieno centro storico romano: alla Domus Talenti: un ex convento di fine Settecento oggi noto come l’albergo Domus Romana. Nella sala che un tempo era delle letture, voluta da Pio XI, è stato effettuato un recupero architettonico notevole.
Adiacente la sala trovate il chiostro con la fontana, dove si svolge il buffet, un angolo romantico che regala momenti piacevoli, e l’atmosfera incantata del centro di Roma. Scheda tecnica sala interna:
Lunghezza: 12 metri
Larghezza: 12 metri
Altezza: 16 metri
Piani: 3
Metri quadrati piano terra: 144
Servizi: 2 Scheda tecnica corte esterna con fontana:
Lunghezza: 12 metri
Larghezza: 12 metri
Altezza: 16 metri
Metri quadrati: 144
Servizi: 2
PARCHEGGIO E PRENOTAZIONI
La domenica pomeriggio i varchi del centro storico sono aperti, si può quindi entrare e cercare parcheggio con comodo, si trova spesso posto a largo di Santa Susanna, a P.zza della Repubblica, a Via Cernaia, Via Pastrengo, nei parcheggi adiacenti il teatro dell’Opera, o se motomuniti facilmente a Via delle Quattro Fontane stessa o nelle vie adiacenti.
E’ possibile e consigliato prenotare tavoli: 06-97996300 - 366-3198327
BUFFET e BAR Apertura buffet ore 20,30 nel chiostro. Apertura bar ore 19 interno sala e/o chiostro.
Grazie all’impegno, alla passione dei nostri ragazzi è stato attivato un Forum per gli utenti.
Il Forum di Sabor De Tango - Los Chantas Cuatro è a disposizione di tutti gli appassionati di tango argentino ed è raggiungibile attraverso il link presente nella menu di destra, in fondo nella sezione Blogroll.
Nel Forum: discussioni sul tango argentino, lezioni, eventi, esibizioni, milonghe,appuntamenti del gruppo per andare a ballare insieme in milonga, didattica, confronti, opinioni e tanti appassionati con i quali scambiare informazioni e fare amicizia.
Titolo: Tango Lesson
Anno di uscita: 1997
Regia: Sally Potter
Attori principali: Sally Potter, Pablo Veron.
frase celebre:
“Perché hai scelto il tango?”
“Non ho scelto il tango, il tango ha scelto me.”
Una regista di nome Sally in cerca di ispirazione si reca in teatro a vedere uno spettacolo di tango e lì rimane folgorata dalla presenza scenica, dalla bellezza e dalla grazia del ballerino.
Così decide di conoscerlo e, dopo aver capito che si tratta del famoso maestro Pablo Veron, gli chiede lezioni private per imparare i primi passi. Lei non ha mai ballato quindi nella prima lezione si parte proprio dall’inizio, dal semplice camminare, avanti e indietro.
La protagonista viaggia molto e la sua nuova passione la porta fino a Buenos Aires dove continua a prendere lezioni e, soprattutto, frequenta assiduamente le milonghe. Così, una volta tornata a Parigi, incontra nuovamente Pablo che rimane affascinato dai progressi di Sally.
Tra i due nasce una storia d’amore in realtà molto breve perché Pablo propone a Sally di essere la sua partner durante gli spettacoli teatrali ma di troncare la loro relazione.
Lei, sempre innamorata, accetta a fatica la nuova situazione e così per metà del film lui dirigerà la coppia, sarà la sua guida, il suo maestro, e sarà spesso duro e severo con lei. Nel secondo tempo, invece, la situazione verrà totalmente ribaltata da quando Sally proporrà a Pablo di fare un film sul tango e stavolta sarà lui, se vuole farne parte, a dover sottostare alla “conduzione” della donna.
I due protagonisti hanno un rapporto di amore e odio, alternano continuamente la complicità e la sfida, i momenti di intimità ai litigi e tirano fuori nella danza tutta la loro passionalità. A volte la musica sembra unirli e altre volte diventa proprio motivo di discussione.
Ma in realtà in questo film la storia sembra quasi un pretesto e il vero protagonista, perennemente in scena, è sicuramente il tango. Le scene iniziali hanno pochissimi dialoghi, sembrerebbe quasi un film muto ma soltanto privo di parole, perché spesso la musica si sostituisce al dialogo, e le note alle parole.
Soprattutto per questo il film merita di essere visto: si balla a Parigi, si balla a Londra e si balla in Argentina; si balla in aeroporto e si balla in teatro, si balla dentro casa mentre si prepara la cena e si balla sotto la neve mentre si passeggia. La musica cattura i protagonisti in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi luogo: c’è una scena di tango sotto la pioggia, una lungo la Senna, una in una scala mobile.
Sebbene a volte lento e poco coinvolgente (la maggior parte del film è in bianco e nero), i diversi tanghi vivacizzano le situazioni e, oltre a vari ballerini, addirittura anche gli oggetti sono “coinvolti” e Pablo riesce a ballare anche attorno ad una sedia, oppure muovendo un carrello per i bagagli come se fosse la sua compagna. Questa presenza constante raggiunge il suo apice nella scena finale, quando lei balla con tre ballerini una meravigliosa coreografia sul Libertango.
Il film fu presentato tra i “film di Mezzanotte” della 54^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e i due protagonisti sono, in realtà, reali: lei è la regista del film e lui un grande maestro di tango.
Pablo Veròn, poco dopo l’uscita del film, nel maggio del 1999 venne a Roma per proporre stages e lezioni;
la redazione di sabordetango.org partecipò e annotò i suoi commenti sulla pellicola e una lunga intervista in esclusiva al ballerino. Qui in basso, invece, un abstract di una sua intervista molto più recente.
Marco y Pablo Roma 05/1999
Estratto da una Intervista a Pablo Veròn fatta da Carlos Bevilacqua in esclusiva per El Tangauta nel suo numero 170 di dicembre 2008 sul tango nuevo:
“Parlare di tango nuevo come danza è difficile perchè il nome prevede una divisione con il passato e questo è molto discutibile, relativo ed ingannevole. Questa era la definizione della musica di Piazzolla e copiarne il nome, come se fosse sufficiente per essere equivalente e quindi per essere differente, non mi sembra corretto. É come se volessero farti credere di aver inventato loro il tango. Ed allora: cosa si ballava prima? Il tango è il tango e si è sempre trasformato dalle sue origini e se ogni rinnovamento fosse stato un tango nuevo, al giorno d’oggi avremmo innumerevoli tangos nuevos.
Il tango lo abbiamo creato tutti noi ballerini di tutte le generazioni che apportiamo qualcosa e ciò accade da più di 100 anni! Hanno pensato che il tango fosse terra di nessuno e vi hanno piantato la bandiera di “nuevo”, ma il nuovo non è per forza migliore del vecchio e non credo si possa andare lontano se si parte dal principio di negare o contrapporsi al passato. A quello che viene chiamato tango nuevo riconosco il merito di domandarsi i perchè, cercare di spiegare il funzionamento ed aggregare in maniera diversa il materiale, ma tuttavia questo processo è ancora in fasce e genera più di una confusione. Ciononostante soddisfa una necessità del mercato, perchè si sta pensando come in un’operazione commerciale, ma scarseggia di fondamenti solidi per potersi chiamare “metodologia”.
Il fatto è che quelli che credono di ballare “nuevo” stanno utilizzando maggiormente gli elementi di sempre.
I movimenti esistevano già, peccato che non lo dicano: giri, ganci, boleos, sacadas dell’uomo e della donna in tutte le direzioni, cambi di direzione, arrastres, paradas, corridas, salti, passi cruzados, eccetera. L’altro giorno mi hanno raccontato che c’è gente che crede che i giri li abbia inventati uno dei “profeti” di oggi. I giri li inventò Petróleo più di 50 anni fa! Ciò che è veramente nuovo è il commercio sempre più massiccio attorno al tango in vari livelli. Il ballo si sta trasformando da molto tempo grazie a molta gente e questo processo si è velocizzato negli ultimi anni perchè si è trasformato in uno stile di vita molto interessante.”
Esistono decine di storie intorno al brano che vado a presentarvi oggi. Si tratta di una delle composizioni più ricordate in tutto il mondo. “El Dia Que Me Quieras”, con parole di Alfredo Le Pera e musica di Carlos Gardel.
In un libro che scrisse il gran musicista e direttore di orchestra Terig Tucci, questi ci racconta alcuni aneddoti che forse qualcuno di voi non ha mai ascoltato. Il libro si intitola: Gardel a New York.
“El Dia Que Me Quieras” nacque il 25 di Marzo del 1935. Dice Terig Tucci che l’unica maniera per Gardel di comporre le sue canzoni era di canticchiarle al musicista perché questi le annotasse sul pentagramma. Racconta l’autore che Gardel si arrabbiava quando gli veniva in mente un motivo o una frase musicale e non aveva nessuno cui dettarla.
Secondo Tucci, il suo metodo di comporre consisteva nell’improvvisare con il canto un fraseggio melodico su qualche traccia poetica che gli dava Le Pera e così accadde con El dia que me quieras.
Terig Tucci inventò un modo di annotare le melodie che venivano in mente a Gardel. Consisteva nel marcare i tasti del pianoforte con pezzetti di carta su cui Gardel andava identificando le note delle sue melodie con le lettere dell’alfabeto. Quando arrivava Terig Tucci a casa di Gardel, tutti i giorni trovava il piano tappezzato.
Ricordando la composizione di “El Dia Que Me Quieras” Tucci ci dice che la metrica di 7 sillabe dei versi nel ritornello: “El día que me quieras / la rosa que engalana” si ripete 14 volte durante la canzone e questo crea una monotonia e povertà ritmica che la melodia non può alleggerire. Gardel riconosceva questa falla nella ripetizione della metrica.
Le Pera risolse il problema scrivendo alcune righe in verso libero per il finale. Il testo dice così:
“Acaricia mi ensueño el suave murmullo
de tu respirar
Cómo ríe la luna
si tus ojos negros me quieren mirar.
si es mío el amparo
de tu risa leve
que es como un cantar,
ella aquieta mi herida
todo, todo se olvida.
El día que me quieras
la rosa que engalana
se vestirá de fiesta
con su mejor color,
al viento las campanas
dirán que ya eres mía
y locas las fontanas
se contarán su amor.
La noche que me quieras
desde el azul del cielo
las estrellas celosas
nos mirarán pasar
y un rayo misterioso
hará nido en tu pelo
luciérnaga furiosa
que verá que eres mi consuelo.”
Traduzione in italiano:
“Accarezza il mio sogno
il soave mormorio del tuo respirar.
Come ride la luna
se i tuoi occhi neri
desiderano guardarmi
E se è mio il rifugio
del tuo lieve sorriso che è come un cantar,
lei quieta la mia ferita
Tutto, tutto si dimentica
Il giorno che mi desideri
la rosa che adorna
si vestirà a festa
con i suoi migliori colori
al vento le campane
diranno che sei già mia
e pazze le fontane
si racconteranno il suo amor
La notte che mi ami
dall’azzuro del cielo
le stelle gelose
ci guarderanno passare
e un raggio misterioso
farà nido dei tuoi capelli
lucciola furiosa
Che vedrà che sei la mia consolazione “
Gardel si trovava a New York per le riprese del film “El Dia Que Me Quieras”. Terig Tucci dice che Gardel fuggiva dagli studios per ascoltare la orchestra che provava il suo numero. Tucci racconta nel suo libro:
“Il tipo si dilettava ascoltando i ritmi e le cadenze della sua canzone, pensando che alcuni giorni prima litigavamo impazienti con questa stessa musica che adesso ci sembrava perfetta“.
Milano 1997 Tangoy. Osvaldo Roldan e Monica Fontana. http://www.flickr.com/photos/rogimmi/2386957357/
Indagine sullo stile Milonguero con una intervista esclusiva a Kely y Facundo Posadas, una coppia famosa del tango argentino che può raccontare, per averli vissuti, gli anni in cui si formarono molti degli stili che oggi balliamo.
Spesso si sente dire ” No io questo non lo so fare, sai ballo il tango miloguero….” oppure ancora prima di iniziare ” io ballo il tango milonguero….” come per mettere le mani avanti e scusarsi in anticipo.
Altre volte invece qualcuno chiede ” Cos’è il tango milonguero ? Sai un mio amico mi ha detto che balla quello stile lì……”
Io a queste persone spesso rispondo citando Alejandro Aquino:
“Beh…Se non sai ballare il tango ti rimane pur sempre il tango milonguero !”
Alejandro Aquino ballerino coreografo scelto insieme alla sua compagna da Osvaldo Pugliese nel 1989 per far parte della sua grande orchestra, in una intervista pubblicata su “Il Tango - sentimento e filosofia di vita” - di Elisabetta Murraca edito da Xenia Edizioni nei tascabili 2000 si pronuncia proprio così, (pag 98) come citato sopra, sul tango milonguero.
E ancora in un’altra intervista a Osvaldo Roldan (insegnate dello stile milonguero) leggiamo:”…questo stlie (il milonguero ndr) è abbordabile da qualsiasi tipo di persona, grassa o magra, alta o bassa, che abbia o meno problemi di ritmo….” (pag 101)
In altre parole un tango per chi non sa ballare il tango argentino, buono anche per chi ha problemi di ritmo e musicalità ? Un tango di serie B ?
In realtà il tango milonguero si dovrebbe chiamare più precisamente “del centro”.
Milonguero è un termine improprio, il milonguero è il ballerino che frequenta la milonga, e non è certo meno milonguero se balla il tango salon o un altro stile.
Grazie a dio nel tango argentino a differenza della salsa (portoricana o cubana) chi sa ballare tango lo sa ballare con tutti. Eppure sembra che i ballerini che seguono lo stile milonguero siano (insieme a quelli che seguono il tango nuevo) gli unici che si debbano giustificare per non sapere come fare questo o quest’altro.
Il tango del centro (o milonguero) ha un abbraccio molto stretto, ballando molto stretti non si possono fare molte cose con i piedi; gli ochos cortados per esempio nascono proprio perchè la donna non può allungare bene i fianchi, ed oltre a pochi altri passetti non si può fare altro.
Di solito il tango è molto più libero: nel tango si può fare di tutto, basta che sia guidato, segnalato, che si capisca e che non metta in difficoltà gli altri.
Una tra le teorie più accreditate vuole che il tango oggi detto milonguero nasca dopo gli anni 70 in centro, a Buenos Aires, nelle confiterias (luoghi di ritrovo simili a bar o rosticcerie, dove si può fare uno spuntino e anche ballare).
Nelle confiterias si recavano in pausa pranzo gli impiegati, uomini o donne, ma non necessariamente per ballare, bensì per fare conquiste, oggi diremmo a “rimorchiare donne”. Queste persone non erano interessate al ballo ma ad appoggiarsi ad una donna, stringerla e parlargli all’orecchio. Ed erano persone che, non essendo interessate al ballo, per la maggior parte non sapevano ballare.
Nacque quindi questa “moda” di ballare molto chiusi, stretti, un tango fatto di tanti piccoli passetti e qualche giro.
Si diffuse quindi piano piano questo modo di ballare, che ancora oggi alcuni non definiscono nemmeno uno stile ma appunto una moda, e che continua a creare così tanto disagio in chi lo apprende. Una cosa è certa chi balla in asse il tango salon non ha problemi a ballare anche molto “apilado” come nello stile milonguero. Quindi la questione si pone molto per i ballerini in stile milnguero quando si mettono in gioco con gli altri: da qui la famosa frase ” eh ! scusa sai io ballo il tango milonguero…”.
Ho visto molti insegnanti di stile milonguero che nel momento di esibirsi buttavano via il loro stile per sfoggiare un tango in asse, da salon, aperto, più libero che si trasformava poi nello stile coreografico o fantasia.
E si vedono spesso molti allievi di questi insegnanti delusi, quando poi durante una esibizione i loro maestri non propongono il tango che insegnano ma qualcos’altro.
Lo stile Milonguero si adatta bene a piste piccole, strette, dove c’è poco spazio, o appunto in tutte quelle situazioni dove si richiede di essere a stretto contatto.
Nella pratica da milonga è facile passare da uno stile all’altro per il milonguero vero, ovvero colui che sa ballare il tango argentino e usa lo spazio, l’abbraccio, i passi e il ritmo della musica per esprimersi come il sentimento e l’estro del momento gli suggeriscono.
Dunque ricapitoliamo Il tango argentino non è come la salsa, per cui chi balla la portoricana non si capisce con chi balla la cubana e così via.
Il tango argentino è uno solo, chi balla tango argentino lo balla con tutti.
Gli stili diversi nel tango argentino non precludono di ballare con altre persone, caratterizzano solo la quantità e il tipo di passi e movimenti che uno può fare.
Nello stesso tango si possono alternare vari stili, allargando o chiudendo l’abbraccio, facendo o non facendo alcuni passi o figure, si può passare dallo stile salòn a quello più fantasia, spazio permettendo, per tornare poi di nuovo apiladi.
Chi dice io ballo solo il tango milonguero o il tango nuevo e non è capace di eseguire i passi fondamentali del tango ha delle carenze tecniche molto forti.
Ricordo un esempio recente: ho conosciuto una ragazza che balla, dice lei, il tango milonguero da tre anni ma non sa fare gli ochos, se mi guidi, dice, io faccio tutto, si in effetti tutto male, senza criterio, senza eleganza e senza tecnica.
Un suggerimento: quando qualcuno vi chiede voi che stile ballate ? Rispondete:
“Io ballo il tango argentino, e tu che pezzo ti sei perso di questo ballo ?”
In una intervista rilasciata in esclusiva ascoltiamo la storia di come nasce lo stile milonguero.
Kely y Facundo Posadas - Madrid - Accademia delle Belle Arti - dicembre 2006
10° Encuentro de Tango con Los Grandes.