Dic
02
2010
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Harry Potter e il Tango Argentino

I Diari di Escamillo #4

Stavolta è iniziata con Harry Potter.
Harry Potter ? Ma che c’entra con il tango argentino ?

Ho visto l’ultimo film, la prima parte dell’episodio finale, mi pare peggiorato, sembra un horror.

Mentre lo vedevo ero perplesso e pensavo:
E’ la storia di uno sfigato, ed inoltre è pure raccomandato.
Non ha grandi capacità, non è brillante nè intelligente, e ogni volta che si trova in difficoltà ne esce fuori perchè è raccomandato e lo salva qualcuno/qualcosa.

I suoi amici sono degli sfigati, passano gli anni e ripetono sempre gli stessi errori, non crescono e non imparano niente.

Lui si fidanza con la ragazza sbagliata e tutto va sempre storto.

Sembra il ritratto impietoso di molte delle mie generazioni coetanee.

Poi, mentre pensavo queste cose, ecco che, nel mezzo della tristezza del film, Harry si riscatta:
la radio suona canzonette, lui si alza prende la ragazza, Ermione, e la invita a ballare.

Nella mia testa al posto della canzonetta ci avevo sostituito un tango, e i movimenti scomposti e goffi li avevo cambiati con quelli più eleganti di un ballerino capace.
Lo incitavo: vai Harry Potter riscattati ! Nella miseria nella quale ti trovi balla per due minuti e facci sognare.

Il ballo come forma di riscatto sociale, il ballo come momento luminoso che ti porta via dai momenti tristi.
Perfino quello sfigato di Harry Potter si salva ballando.
E’ La magia più grande del film, lui si alza e balla, o quantomeno ci prova, e fa tornare di buon umore sia la ragazza che lui stesso.

La musica ha un potere magico concludo, e il ballo è un catalizzatore di emozioni.
E questo accade anche se sei goffo, se non ti muovi bene.
Accade se lo senti, se non fai, ma sei.

Forte di queste riflessioni sono uscito in milonga in cerca di ragazze sulle quali praticare i miei sortilegi.

Ero dunque in una milonga nella quale, durante la serata, si esibivano anche dei ballerini, ma il pezzo forte della serata, per me, non sono stati loro.

Passavo il tempo distratto e ripensavo ad Harry Potter che ballava, quando, ad un certo punto, non volendo, ascolto i sussurri di due figure abbracciate.
La voce di lei diceva languida e triste: “..e adesso baciami..dai..come sai fare tu.”

Lui non parlava, la stringeva, la abbracciava, ma non la baciava.
Sembrava proprio una scena di addio, era una scena di addio.
C’era la musica che andava, la pista era li, si poteva ballare, tutti gli ingredienti magici erano disponibili, eppure per lui la melanconia della scena non poteva essere vinta neppure dal ballo.

Baciala ! dai portala a ballare, pensavo, se ti lasci, almeno la consegni alla magia della musica.
Niente, i due restavano abbracciati, immobili, e lei si sporgeva verso di lui pronta per un bacio.

A me queste scene fanno stringere il cuore, poi la musica di tango peggiorava la situazione, era troppo per poter essere sopportata, occorreva fuggire, girarsi, tornare indietro, uscire fuori da questo vicolo buio, tornare alla luce del ballo.

Così mi giro, cabeceo e mirada insistente verso una ragazza con la quale avevo già fatto una tanda.
SALVAMI AIUTO i miei occhi gridano.
E lei capisce, intuito femminile, io vado e mi ritrovo abbracciato a lei.

Ballo concentrato ma in sintonia, ballo bene, sento che siamo una cosa sola, è come se anche lei fosse stata presente alla scena, come se anche lei volesse fuggire da quell’addio e rifugiarsi in questo abbraccio disperato.

Incedo senza incertezze, i miei passi sono sicuri e dentro di me il ritmo cresce in sintonia con la musica, questo tango è mio, questa tanda è mia, penso, e poi un’altra e un’altra ancora, stringo la mia ballerina di più e lei si lascia portare a questo abbraccio più intimo, a contatto chiuso, fa caldo ma è piacevole, sudiamo ma non ce ne importa, respiriamo insieme e ci piace, incalziamo un tango dopo l’altro senza fermarci.

Non so quante cortine abbiamo ignorato, esausto mi fermo, ma ancora la stringo a me; non so quanto tempo siamo rimasti così.
Mi giro, di nuovo, e con gli occhi cerco la coppia che si stava salutando, che si lasciava, come se avessi ballato per loro, per lei, per lui, per il momento vissuto.
Non ci sono più.

Piego la testa da un lato, poi in basso, sento gli occhi lucidi.
Lei mi guarda e io di rimando mi specchio nei suoi occhi, e capisce che è successo qualcosa, mi sorride, e a me viene in mente di dirle:
” ehi ma lo sai chi è Escamillo ? Sono io !”

Eppoi succede che glielo dico, sul serio, ma non così, non in quel modo, la guardo, cerco di sorriderle a mia volta, ma non la vedo, quando le dico:
“..e adesso baciami…baciami come sai fare tu”.

ATTENZIONE
Caro lettore il diario era stato scritto per terminare qui, con questo finale.
Una storia vera, bella e romantica.
Se, invece, sei curioso, desideri sapere come finisce, procedi in basso, altrimenti fermati e preserva il tuo spirito sognatore, salva il tuo romanticismo e adattagli il finale che ti immagini o che più ti piace mentre ascolti questo bellissimo tango: Malaunta.



“..e adesso baciami…come sai fare tu”.
Lei mi sorprende dicendomi ” No, baciami tu, come sai fare tu !”
Così si sporge un poco, la bacio e penso:
“Era ora, finalmente ho trovato una sveglia !”

E poi mi sorprende ancora, quando mi dice:
“Ora scusami, ma devo tornare dal mio ragazzo…sai l’ho mollato qui in giro da qualche parte ed è parecchio che sono via, non lo vedo più…ciao eh”.
Si gira e se ne va.

Io rimango pietrificato, poi ci rido su e mi dico:
“D’altra parte Escamillo che altro poteva trovare se non di nuovo un’arena e storie di corna ? Quanto meno questa volta non sono le mie.”
Bilancio: Magia della musica + una pietrificazione non prevista; Harry Potter ce la puoi fare.

Amici, quando entro in milonga è sempre il IV° Atto della Carmen:

È il giorno della corrida.
La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell’arena, ma sempre a testa alta.

Escamillo


Written by admin in: Cultura, Varie | Tag:,
Nov
16
2010
1

I Diari di Escamillo #3

Tutti i Tori di Escamillo

“Ah e così tu balli tango argentino ?
E quando ballate che fate, vi mettete la rosa in bocca ? Ah ah ah ah”

Ecco vi è mai capitato di sentirvi dire questa battuta ?
A me si. Molte Volte.

E chi la dice, spesso non è un idiota, ovvero, tu pensi che la persona che hai davanti non lo è, magari è un amico, uno che reputi intelligente, e invece poi se ne esce in questo modo.
La prima volta che ti capita rimani deluso, quasi avvilito, denigrato.

E capita spesso, troppo spesso.

Ho meditato a lungo sui commenti che i lettori hanno rivolto ai miei primi diari.
Mi aspettavo che prima o poi qualcuno avesse qualcosa da dire sul mio pseudonimo.
Troppo facile prevederlo.

Questo diario parla dei tori di Escamillo, dei picadores, dell’arena.

I pregiudizi che circondano il mondo del ballo sono molti, a mie spese mi sono reso conto che una fetta della popolazione di questo paese giudica in maniera singolare un uomo che balla o che ha il desiderio di ballare.

Incredibile, eppure una volta ballare era prerequisito sociale indispensabile, oggi o sei fuori per ballare come pretesto per rimorchiare, e allora sei giustificato, oppure, se lo fai perchè ti piace sei strano.
Non per tutti, ma per molti.

Se poi balli tango argentino sei ancora più strano, la salsa passa per qualcosa che serve solo per rimorchiare, tre mesi di scuola poi via, in caccia libera.
Il tango perchè ? Ci vuole troppo tempo, impegno, fatica, ma che lo fai a fare ?

Nell’epoca del bruciamo tutto, subito, e in fretta, sei solo snob a cercare di imparare.
O ancora, non sei snob ma sei solo uno dei tanti che vanno dietro alle mode.
Altri pregiudizi.
Accidenti quanto mi sarebbe piaciuto essermi avvicinato prima al tango, fosse solo per il gusto di dire “…no no guarda io ballo da almeno cinque sei anni, mica sto qui perchè va di moda, c’ero già prima eh figurati…”
Già c’è pure questo.

Io non ho mai visto una corrida, però mi sono documentato, è rituale, ha delle fasi precise.
Alcune somigliano molto alla vita di tutti i giorni.
I picadores sono delle figure indispensabili: hanno il compito di mettere il toro in condizione di inferiorità rispetto al torero, nessun torero avrebbe speranze contro un toro in grado di muoversi bene e alzare la testa.

Il picador fiacca il toro, gli fa abbassare la testa.
In giro ce ne sono molti, in milonga anche.
L’altra sera in milonga ho invitato a ballare alcune donne, tre di queste si sono rifiutate, una esplicitamente mi ha detto: “no non sei capace…sei troppo principiante”.

Non ha detto grazie non ha detto scusa. Un caso ?
Nossignori raccolgo lamentele simili dai miei amici, le chiamano “quelle che ballano solo con quelli bravi”.
Sono tra i picadores migliori.

Ballando con un altra il discorso è andato invece a finire su argomenti privati, che lavoro fai, dove vivi etc.
Una di queste dopo avermi chiesto praticamente il curriculum, evidentemente poco soddisfatta, si è girata, senza dire niente, e se ne è andata.

Divertente eh ? Ci ho fatto il callo oramai, e mi sono convinto che deve capitare lo stesso anche per loro:
in giro ci sono un sacco di personcine non proprio carine.

Tra quelle meno carine annoto anche gli uomini che fanno la scelta cinica delle donne.
Spesso guardo in milonga queste signore sedute in prima fila, nessuno le invita, forse fanno un paio di giri a serata, forse.

C’è chi fa il giro della pista, le guarda, le ignora, è come se dicesse “no con te non ci ballo” poi passa oltre e aspetta o intercetta quella più carina, più giovane.
Ma che ci sei andato a fare in milonga ?
Io ci vado per ballare, e un giorno di questi ballerò anche con queste signore.

Ciascuno si sceglie le proprie compagnie ma, occhio, il campionario è ampio e variegato e mettersi in gioco con le persone, o con l’ambiente sbagliato, può voler dire trasformare una serata piacevole in una deprimente.

E’ anche questo il tango, uno specchio sociale, una cartina tornasole che ti fa confrontare con l’altro, con gli altri.
A volte ne esci a testa alta, altre volte fiaccato.

La milonga per me è un’arena, dove Escamillo recita più spesso la parte del toro ferito che del torero, dove c’è pietà solo quando inizia la musica e sei già nelle braccia di un’altra persona.
Una che ti ha accettato senza averti chiesto prima il curriculum vitae o aver fatto commenti gratuiti.

E’ sera Escamillo esce, va a mettersi in gioco di nuovo, a confrontarsi nell’arena.
Incontro ai nemici di sempre, o agli amici futuri.

Quando entro in milonga è sempre il IV° Atto della Carmen:

È il giorno della corrida.
La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell’arena, a testa alta.

Escamillo



Written by admin in: Cultura, Varie | Tag:, , ,
Nov
03
2010
1

I Diari di Escamillo #2

Escamillo va a scuola !

E’ la sera di Halloween, ho tutti gli amici fuori per il ponte; esco e vado in milonga.

Non mi sono divertito, ero triste; queste feste assurde estranee alla nostra cultura, imposte solo per avere un’altra occasione di fare festa.

Intorno a me ci sono altre facce finto felici, tristi pure loro, certe volte mi sembra di vivere dentro “La Peste”, il racconto di Camus, condannati, dobbiamo divertirci per forza.

Il tango non è così, non lo sento estraneo, i suoi ritmi mi sono familiari, mi sento a casa.

Una ragazza mi guarda, ammicca, sogghigno e penso “sarà lei la Luchadora ?”.

Lascio perdere, questa sera ho solo voglia di ascoltare un po’ di musica.

Già, la “Musica”, così difficile trovare chi ne capisce e te ne parli un poco, ah ma per parlare sono in tanti a farlo, però peccato, nessuno dice niente.

Ho accettato di condividere i miei diari per tanti motivi, uno sicuramente è che mi sarebbe piaciuto trovarli quando ho cercato informazioni sulla rete.
Ora mi chiedo, come posso essere utile ?
Condivido le mie esperienze e spero che tornino utili al prossimo torero.
Mica mi volete lasciare solo no?

Meditavo così, in milonga, la ragazza che ammiccava mi distraeva, non mi lasciava concentrare;
e lasciami dai ! non vedi che devo pensare al prossimo diario ?
E se poi è LEI ? se per pensare al diario mi lascio scappare la Luchadora ?

Non le farò questo torto, mi “mira” con insistenza, che sfacciata !
Mi emoziono, ho i brividi addosso, ci risiamo, per me è di nuovo
il IV° Atto della Carmen:

È il giorno della corrida.
La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell’arena.
E penso Escamillo è sfidato dalla Luchadora e non le farà il torto di non ballare.

Vado, la invito, balliamo (insomma ci provo ma non ci riesco).
Sono deluso, la scintilla non è scoccata, non ho sentito niente, colpa mia?

Non sono abbastanza abile, non sono abbastanza bravo, non sento bene la musica, sono un disastro.
Ecco che nasce il diario, la musica, la scuola, è iniziato così.

Questa estate passata ero spesso all’Auditorium, il Parco della Musica di Roma, durante il festival di tango che si svolgeva appunto in quel luogo.

Si ballava gratuitamente nella cavea, si ascoltava gratuitamente la musica, si guardavano, sempre gratuitamente, i ballerini esibirsi.

E li ho imparato, a scrocco, e quindi gratuitamente, da qualche amico, a muovere qualche passo in più.

Poi mi sono detto: “Forse mi ci vuole una scuola vera, dei veri insegnanti”.

Dunque, all’Auditorium avevo collezionato una quantità notevole di volantini, impressionante quante scuole di tango argentino ci siano a Roma, pensate da qualcuno ho sentito dire:
“..a Roma ? ci sono più insegnanti che ballerini.”

Ho iniziato a visitare tutte le scuole pubblicizzate, ma prima di procedere devo dirvi che ho iniziato a vedere, anzitutto, dove praticavano i miei amici, scelta che si è rivelata poi infelice, essendo molti di loro autodidatti.

A volte così facendo mi sono ritrovato a ballare anche in strada, con gente che ti dice più o meno quello che devi o non devi fare, così, senza criterio, e anzi a volte in aperta contraddizione con il consiglio appena ricevuto.

Cos’è questa mania che hanno tutti di insegnarti qualcosa ?
Ma soprattutto perchè pensano tutti di esserne in grado ?
E’ una sorta di abbraccio collettivo solidale ?

E’ l’entusiasmo del tango, credo, o forse la presunzione di improvvisarsi in qualcosa che sembra alla portata di tutti.
Insegnare Tango argentino è alla portata di tutti ?

La parola autodidatti non è esatta per i miei amici, in realtà molti di loro hanno iniziato in una o più scuole, poi hanno abbandonato dopo poco tempo, soddisfatti dei passi che avevano appreso.
Ma io non vorrei solo dei passi, per me nel tango c’è qualcos’altro.
Ha spessore diverso questo ballo.
Cerco altro oltre i passi, vorrei capire, avere stimoli.
Ecco cerco qualcuno che mi dia degli stimoli, informazioni, cultura, musica, storia, tutto insomma.

Ho scoperto così che per molti l’entusiasmo del tango si limita a buttarsi nella mischia nel modo più veloce possibile, ma sospetto che chi segue questa via si stanchi presto, e comunque vedo che non viene rapito allo stesso modo che è capitato a me.

Dunque rieccoci ai volantini, ad internet e ai consigli che si chiedono ad amici e alle persone incontrate in milonga.

Non vorrei tralasciare da questo elenco il mito dell’insegnante argentino:
per tagliare la testa al toro molti dicono vai da un insegnante argentino, è una garanzia.

Peccato, la realtà è più triste: altra illusione, da quando il tango sta andando di moda molti argentini sono venuti in Europa, e quindi anche in Italia ad insegnare, tra loro c’è molta gente che prima non ballava affatto, magari faceva qualche altra attività e ora è qui e sbarca il lunario in questo modo: improvvisandosi insegnante di tango.

Magari fosse solo questo, pare che di gente che si improvvisa, oltre ai miei amici, ce ne sia tanta, troppa.
Nessuna didattica, musica, cultura, storia, niente di niente, solo i passi.
E io non volevo solo quelli.

Una giungla in parole povere.

Adesso arriva la parte divertente e triste allo stesso tempo:
pensando di essere più furbo degli altri mi sono legato ad un gruppo di gente che, come me, girava per scuole in cerca di insegnanti decenti, poi scoprendo che molte scuole offrivano lezioni gratuite abbiamo iniziato a selezionare solo quelle, e a scroccare lezioni, oggi qui domani li.

C’è gente che fa solo questo: il giro delle scuole per scroccare lezioni gratuite.
L’ho fatto anche io, poi mi sono stufato, rifacevo grosso modo la prima lezione all’infinito.

La cosa più avvilente di questa pratica è l’insegnante, che, se non è scemo/a capisce che sei li per scroccare la lezione, e così collezioni sguardi commiserevoli che non si scordano.

Infine ho riguadagnato la mia dignità e ne ho scelte due, frequento due scuole, una non mi bastava, voglio imparare presto, ubriacarmi di tango tutti i giorni.
In realtà medito di iscrivermi anche ad una terza, se lo sapessero i miei amici chiamerebbero a spese loro un analista bravo.
Mi rendo conto che tutto questo non mi farà diventare veramente più bravo, ma la cosa importante è che non mi fa pensare, o meglio mi fa pensare solo al tango.

Consigli non ne do a nessuno, io quando infine mi sono deciso ho chiesto:
Voi chi siete ?
Da quanto tempo ballate ?
Da quanto tempo insegnate ?
che metodo usate ?
Vi esibite pubblicamente ?
Avete un curriculum ?
Un sito web ?
Fate stage ?
Fate attività culturali collaterali ?
Uscite in milonga ?

Con le prime quattro domande avevo già scremato l’80% dei maestri improvvisati per il resto sono andato ad intuito e simpatia.

Oggi penso, il tango mi fa sentire vivo,
Escamillo è sfidato dalla Luchadora, chiunque lei sia, e non le farà il torto di non ballare.

Ho un avviso per voi Luchadoras:
Mi sto preparando, sono il nuovo fenomeno che non avete ancora provato, forse l’ultimo che proverete, nel caso in cui non fossi un fenomeno rimango sempre Escamillo, che al momento è già abbastanza.

Quando entro in milonga è sempre il IV° Atto della Carmen:

È il giorno della corrida.
La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell’arena.
Non sa ballare, non sente la musica, ma ci mette tanta passione e il suo cuore è un tamburo inesorabile che fa BUM BUM BUM BUM.
Cercatemi sono li per voi.

Escamillo



Written by admin in: Cultura, Varie | Tag:, , , ,
Ott
27
2010
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I Diari di Escamillo

Cari Visitatori,

dopo il successo riscosso dai Diari della Luchadora ecco, per par condicio, arrivare la sua controparte maschile.

Ci è sembrato carino ospitare gli articoli di un nuovo redattore, un milonguero neofita, che qui, con queste prime poche righe, presentiamo con il suo nome di battaglia tanguero: “Escamillo” ! :-P

Escamillo come La luchadora scriverà dunque per voi, per noi, le sue pagine di diario, il punto di vista di una uomo che inizia il suo cammino milonguero, le sua passioni, le sue scoperte….finchè ne avrà voglia e con cadenza a piacere.

Riflessioni che spero ci facciano vivere momenti nuovi, oppure ricordare quelli già vissuti, ci facciano fermare a considerare oltre ai passi, alla musica, cosa c’è di nuovo e antico che riscopriamo nel ballo di coppia.
Nel Tango Argentino.

Auguriamo buona penna a Lui, buona lettura a Voi, nella speranza che alla fine ci si ritrovi comunque sempre nell’abbraccio della musica e della passione.

Escamillo si presenta #1

La Carmen di Bizet è l’unica opera che conosco, ma a quanto pare quella giusta, la sua storia si avvicina alla mia in maniera impressionante.

Buongiorno cari, Escamillo !

Ciascuno di noi ha i propri momenti poco felici, il mio ultimo momento poco felice è stato la causa che mi ha fatto conoscere il tango argentino.

Io non mi sognavo nemmeno lontanamente di iniziare a ballare tango.
Avevo provato a ballare la salsa, ma non mi aveva coinvolto, e l’atmosfera non mi piaceva.

Un giorno, di questa estate passata, alcuni amici mi hanno convinto a provare, mi trovavo ad una festa, in pieno centro di Roma, c’era gente che ballava.
Ho iniziato così: tanguero per caso.

Ebbene non ci credevo nemmeno io, eppure eccomi qui, io, che credevo di essere negato per il ballo, a provare addirittura il tango.
C’è qualcosa che mi ha stregato in questo ballo, e condivido queste pagine con voi nella speranza di capire meglio cosa è che rende il tango così coinvolgente.

All’inizio mi sono detto: è chiaro, è un ballo di contatto fisico, ti piace quello.
Poi però mi sono reso conto che c’era dell’altro, qualcosa di nascosto.

La musica ? No in verità faccio fatica a sentirla, anche se istintivamente mi piace.
Forse la vittoria sulla vergogna di fare qualcosa che credevo di non poter mai fare.
O Il vincere l’imbarazzo di muovermi in pubblico abbracciato ad un’altra persona.
O ancora l’aver sfatato il mito che ballare non era materia per me.

Io faccio parte di una generazione cresciuta in discoteca, non educata alla musica, figuriamoci al ballo.
Credo che il tango stia avendo il successo che si merita per aver restituito una dimensione che ci appartiene e che era stata dimenticata.

Da quando ho iniziato con il tango sembro un drogato, esco per ballare, insomma per provare a ballare, almeno quattro volte a settimana.
Faccio il giro di tutte le milonghe della capitale.

I miei amici mi dicono che sono peggiorato, che stavo meglio prima quando ero intristito e avvilito.
Ora a volte li vedo preoccupati per me e anzi spesso mento loro dicendo che esco per altre faccende, non per andare a ballare.

Mi sono reso conto che questa “febbre del tango” prende anche altre persone, praticamente tutte le persone neofite che incontro ne sono afflitte.
Perchè ?
Cosa c’è in questa attività che ci rende così dipendenti da essa ?

E’ il bisogno di affetto che ci porta nelle braccia dell’altro ?
La musica struggente che fa da catalizzatore emotivo per quelli venuti fuori da una storia finita male come me ?
Oppure semplici motivi materiali come il contatto fisico ?

Vi confido un segreto: mi imbarazzo spesso quando muovo i miei passi in sala, non per la tecnica scarsa, non per l’abbraccio stretto con una sconosciuta, nemmeno per la musica.

A volte a contatto con l’altra persona sento il suo cuore battere forte contro il mio petto, le sue emozioni sono fisicamente percepibili, questa cosa mi fa impazzire, perdo ogni capacità motoria, non sento più nulla solo quel BUM BUM BUM BUM contro di me.
Mi imbarazzo perchè non ci sono abituato, però mi piace.

Ecco ho scoperto un mondo che mi manda fuori di testa.

Ogni volta che entro in milonga è il IV Atto della Carmen:

È il giorno della corrida.
La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell’arena.
E penso Escamillo è ancora vivo, sente battere il suo di cuore e quello delle donne che abbraccia, e il resto per il momento non conta.

Escamillo


Written by admin in: Cultura | Tag:,
Set
24
2010
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I diari della Luchadora

Cari Visitatori,

ci è sembrato carino ospitare gli articoli di una nuova redattrice, una milonguera neofita, che qui, con queste prime poche righe, presentiamo con il suo nome di battaglia tanguero: “La Luchadora” ! :-P

La luchadora scriverà dunque per voi, per noi, le sue pagine di diario, il punto di vista di una donna che inizia il suo cammino milonguero, la sua passione, le sue scoperte….finchè ne avrà voglia.
Riflessioni che spero ci facciano vivere momenti nuovi, oppure ricordare quelli già vissuti, ci facciano fermare a considerare oltre ai passi, alla musica, cosa c’è di nuovo e antico che riscopriamo nel ballo di coppia.Nel Tango Argentino.

Le auguriamo buona penna a Lei, buona lettura a Voi, nella speranza che alla fine ci si ritrovi comunque sempre nell’abbraccio della musica e della passione.

 

I diari di una Milonga #1

Passione, desiderio, amore, delusione o, semplicemente, curiosità. Cosa spinge una persona, a prescindere dal sesso, dall’età, dall’estrazione sociale o dalla cultura, ad avvicinarsi al tango? Perché è inutile negarlo: c’è sempre un motivo iniziale che conduce a lanciarsi in questa danza. Una danza che allo stesso tempo è una sfida continua in cui si riscopre se stessi e il rapporto con gli altri. Il tango è un insieme di gesti a cui spesso non siamo più abituati. Già. Non siamo più abituati a quell’insieme di gesti che, invece, dovrebbero essere spontanei, naturali. Ma perché? Cosa ci ha portati a non trovare più il naturale conforto nell’abbraccio con l’altro?

Ogni volta che entro in una milonga – che la milonga in questione sia in un’elegantissima sala o una semplice strada della mia città in cui l’unico tetto è il cielo stellato – osservo le donne e gli uomini che mi stanno attorno. E fantastico su quella moltitudine variegata di microcosmi, apparentemente impenetrabili, che mi circondano e che si incrociano anche solo per il breve spazio di una tanda.

Ma a volte capita che qualcuno di quei microcosmi decide di aprire una piccola fessura. Una piccola finestra da cui posso sbirciare. Una parola, uno sguardo, un abbraccio, un gancio fatto al momento giusto. È così che la milonga appare ai miei occhi come una piazza in cui va in scena la vita: il tango. Perché che cos’è il tango se non una metafora della vita stessa?

Con un’unica differenza. Se nella vita quotidiana è possibile nascondere i sentimenti per timore di dover subire il giudizio esterno, nel tango no. Che strano incantesimo il tango! Attraverso un abbraccio, spesso, anche la persona più timida può arrivare a dimenticare di avere gli occhi altrui puntati addosso. Nel tango il nostro stato d’animo uscirà comunque allo scoperto, così come la nostra natura e le nostre inclinazioni.

Voglio cominciare questo viaggio complicato nel mondo del tango scrivendo insieme a voi “I diari di una Milonga”. E se il tango è una metafora della vita, questi saranno i diari di chi, da un giorno all’altro, ha riscoperto la bellezza della vita in tutte le sue complessità. E, una volta riscoperta, non ne ha più potuto fare a meno. Saranno i racconti di chi, una volta riscoperta la vera essenza de “l’esserci insieme a l’altro”, non ne ha più voluto fare a meno.

La Yumba - Osvaldo Pugliese


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