Dic
06
2008
0

Le trasformazioni nel modo di ballare il Tango argentino

Questo articolo, scritto da Lidia Ferrari, è apparso su “Buenos Aires Tango”, anno IV – numero 71 – Buenos Aires, Argentina.

Lidia Ferrari, argentina, è psicoanalista, ballerina e studiosa appassionata del tango.

La traduzione è di Giuseppe Blanco.


Per chi si avvicina al tango, o come spettatore o per imparare a ballare, è molto difficile avvertire le differenze di stile.

I gruppi di tango, il tempo (grande maestro!), l’esperienza, le ore passate a ballare in pista, i differenti luoghi di tango visitati, le persone con le quali si balla e i diversi insegnanti coi quali si apprende a ballare, vanno via via arricchendo la propria conoscenza. Con questa progressiva conoscenza del mondo del tango si affina la capacità di osservare e si comincia ad apprezzare differenze e variazioni che prima non si notavano: gradualmente si comincia a riconoscere una diversità negli stili.

Oggi c’è una grande discussione sugli stili del tango. Il problema delle discussioni fanatiche sugli stili di tango sta nel fatto che a volte sono proprio le persone con meno esperienza a prendere partito in maniera superficiale.

La cosa certa è che il tema non è di vitale importanza per chi è appena agli inizi.

Non si deve fare confusione fra gli stili del tango, intesi come quei modi di ballare il tango che si sono man mano stabilizzati, con lo stile personale che ognuno acquisisce nel ballo.

Il proprio stile personale non è influenzato solamente dal maestro con cui si è imparato. I maestri indicano un cammino, ma esistono altre variabili che influenzano il proprio modo di ballare: personalità, abilità, senso musicale, attitudini, caratteristiche fisiche, sensibilità, gusti, affinità, cultura estetica; questi sono gli aspetti che plasmano non solo lo stile di tango che si balla, ma anche il proprio stile come persona.

E’ difficile raggiungere un proprio stile personale senza essere passati attraverso una esperienza ricca di pratica, di apprendimento, e di frequentazione di milonghe. Una cosa è imitare lo stile di un maestro, altra cosa è acquisire un proprio stile personale. Ma lo stile personale si costruisce col tempo e con la esperienza. E’ come la costruzione di una casa: dobbiamo cominciare dalle fondamenta. Gli abbellimenti, le decorazioni verranno in seguito. Nessuno può collocare i quadri prima di aver costruito le pareti. Per questo sono importanti buone e solide fondamenta.

Dunque, quando si discute di stili o modi codificati di ballare il tango (milonguero, de salon, fantasia, canyengue, nuevo, etc.) si tende a considerarli come qualcosa di statico, come se da quando si inventò il tango, fossero già stati chiaramente definiti. Così come ogni ballerino costruisce il suo modo di ballare con gli anni, allo stesso modo gli stili che si sono andati codificando non sono stili creati e imbalsamati una volta per sempre. Sono il frutto di laboriose costruzioni di arte popolare collettiva, che si trasformano nel tempo.

In un’epoca in cui prevale il tango da spettacolo, i grandi maestri possono venire da lì. Poi può arrivare il tempo in cui cominciano a fiorire le milonghe e alcuni maestri nascono in questi spazi. A loro volta questi differenti stili si mescolano, si modificano, crescono, si consolidano e allora quello che crediamo essere uno stile autentico dalle origini, in realtà non è che una trasformazione nel tempo e nelle persone, il che non lo fa meno vero.

Sarebbe un bene che le polemiche sugli stili non impoverissero il tango, come accade quando in realtà sono in gioco mercati potenziali o orgogli personali. Sarebbe più proficuo che la discussione sugli stili si sviluppasse per approfondire le conoscenze e per arricchire il tango.

In generale gli stili nascono dalle modificazioni originate dai valori culturali e dalle condizioni sociali degli ambienti dove si balla.

Nella tappa di consolidamento del tango, il modo di ballarlo subisce importanti cambiamenti.

José Gobello cita Viejo Tanguero, cronista del quotidiano “Critica de Buenos Aires” che nel 1913 dice: “In questo quartiere il tango ha subito grandi innovazioni, modificando non solamente le sue figure ma anche la sua elasticità e sinuosità , che furono la caratteristica interessante delle origini. Interpretato da ragazze per la maggior parte italiane, che non si adattavano al movimento che i creoli autentici imprimevano al ballo, a quel tango fu posto il nome di “tango liso”. Il cambiamento nel modo di ballare divenne quasi generale e perse l’aspetto originario. Per questo motivo molti di coloro che ballavano in quel quartiere riempivano le scuole di ballo. Tuttavia famosi ballerini, come “el flaco Saul” si identificavano nei due stili e ballavano con la stessa facilità nell’una o l’altra milonga”.

Le polemiche di allora non sono le stesse di oggi. Gli stili permangono e, a volte, si modificano. Per esempio, attualmente, le polemiche sui differenti stili non sono legate a ragioni di moralità o di pregiudizi culturali.

Tuttavia gli stili continuano il loro cammino di trasformazione, così come le polemiche continuano, ma il tango vive.

- Los Chantas Cuatro Team -

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Nov
22
2008
0

Ballet Tango Sur - Giuditta Puccinelli

Il Ballet Tango Sur

è il corpo di ballo della Compagnia Los Chantas Cuatro con Sabor a Tango.
Un gruppo di ballerini, musicisti, artisti che si esibisce pubblicamente sia a scopo di beneficenza che allo scopo primo dell’associazione: la diffusione del tango, della musica e della cultura argentina e sudamericana come espressione culturale e veicolo di integrazione sociale.


Presentiamo in questo articolo la Voce del gruppo: Giuditta Puccinelli con un profilo delle sue esperienze professionali.

Cantante – Repertorio lirico, leggero, jazz.
Dal 1994 studia tecnica vocale con l’insegnante argentina Rosa Rodriguez perfezionandosi nella tecnica Alexander.

Studi di musica operistica, da camera, contemporanea presso l’Associazione Culturale Antonio Cotogni .
Dal 1997 canta in tutti i concerti dell’Associazione come solista.
Tra i più importanti concerti, ”Vuelvo al Sur” presso l’Aula Adrianea , Horti Sallustiani , classificato da Gianni Borgna quinto tra tutti i concerti eseguiti per la Festa Europea della Musica (2005); ha interpretato Bastiana nel “ Bastiano e Bastiana “ di W.A. Mozart ( 2006 ).

Studi approfonditi su musica latinoamericana da camera del Primo Novecento ( H. Villa Lobos, C.Guastavino, A. Ginastera ).
Collaborazioni con formazioni di musica acid jazz, latin jazz, world music. Specializzata in musica brasiliana,è da tempo cantante del Trio De Janeiro Band ( Jobim,Mendes,Bosco, B.Powell,ma anche classici della MPB e nuove tendenze comeTribalistas,Timbalada…)

E’ cantante del duo acustico Modello n. 4 “Women in (e)motion” ,con Mauro Tavernelli alle chitarre e al bouzouki.
E’ stata cantante solista dell’Orchestra della Tuscia di Viterbo,diretta dal Maestro Giampaolo Anselmi dal 1997 al 2004.
Ha partecipato come vocalist al cd “Viscum Album ” del bassista compositore Danilo Visco
( ed. Saintrock ,2004 ).

Partecipazioni a festival jazz :
Festival Montefiascone Nottedinote 2000
Teano jazz festival 2004
Marzano in jazz 2005
Atina 2007 omaggio a Vittorio Fortuna
Atina 2008 omaggio a Vittorio Fortuna

Dal 2007 canta tango argentino con i musicisti del “ Tango Sur Ballet” negli spettacoli: “Noche de Tango” e “Milonga para Jacinto Chiclana” della Compagnia “Los Chantas Cuatro con Sabor a Tango”.

Ha suonato con : Mark Harris , Agostino Marangolo , Ivan Ciccarelli, Olen Cesari, Massimo Rosari, Edoardo Bignozzi, Enrico Cresci ,Alfredo Bochicchio, Stefano Baldasseroni,Flavinho Vargas.

Ha insegnato tecnica vocale all’ UM (università della Musica) Roma
E’ diplomata all’ ISEF statale di Roma con il massimo dei voti. Insegnante di educazione fisica, ha coniugato il linguaggio del corpo con l’espressione artistica del canto, realizzando diversi progetti con gli alunni delle sue classi.
Il più importante nel maggio 2005 a Tivoli,presso la Sala d’Angolo di Villa d’Este, dove gli studenti hanno rappresentato in lingua e tonalità originali l’”Opera da tre soldi”di Bertold Brecht ( musiche di Kurt Weill ) alla presenza dell’Ambasciata Tedesca e dei dirigenti del Ghoete Institute.

Attualmente sta realizzando un progetto interamente dedicato alla musica italiana d’autore con Danilo Visco al contrabbasso e Alessandro Forlini al pianoforte.

Il Ballet Tango Sur riscuote il plauso e l’apprezzamento del pubblico da oltre dieci anni in tutta italia:

Viareggio 1999
Salerno 2000
Roma 1999-2001-2002-2003-2004.2005-2006-2007-2008
Caserta 2001
Città della Pieve 2001-2002
Passocorese 2007


Per prendere contatto ed organizzare spettacoli, esibizioni e/o dimostrazioni che coinvolgono il Ballet
Tango Sur scrivere a:
chantacuatro@sabordetango.org

Nov
08
2008
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Profumo di donna

profumo di donna

profumo di donna


Titolo: Scent of a woman

Anno di uscita: 1992

 

Regia: Martin Brest

Attori principali: Al Pacino, Chris O’Donnell.

frase celebre (detta da Al Pacino):

Non c’è niente di peggio che assistere alla stupida amputazione di un’anima perché per quello non c’è protesi…

Sentire il tango, seguirne le note, essere il corpo di quella musica.

Fondere due figure in un unico movimento. Tutto sulla musica, dentro la musica.

Questo è il delicato equilibrio del tango. Ne è un esempio la scena più famosa del film Scent of a woman in cui Al Pacino (nel ruolo di un non vedente) invita una donna a danzare, senza conoscerla, dopo averne sentito l’attraente profumo. È in questa meravigliosa scena che Al Pacino mostra come si possa raggiungere una perfetta sintonia sulla base di un unico elemento comune: la musica.

Il film narra di Charlie, un giovane studente che, per guadagnare un po’ di soldi, accetta il lavoro di accompagnatore per un week-end intero, per un uomo rimasto cieco dopo un incidente sotto le armi. Si tratta di Frank, un ex-ufficiale ormai in congedo da anni. Egli si rivela inizialmente cinico, burbero e molto solitario, con il brutto vizio dell’alcool e una grande passione per le donne. Si comporta spesso in modo eccentrico e il suo caratteraccio, rude e iracondo, non rende certo facile il compito di Charlie. Eppure dietro quella apparente rigidità si nasconde un uomo frustrato e malinconico che tenta addirittura il suicidio. Per fortuna viene scoperto in tempo e salvato dal giovane e così il rapporto tra i due comincia a diventare sempre più profondo e sincero finché il colonnello si rivelerà fondamentale nel risolvere un problema che affligge Charlie e i suoi studi universitari.

Il vecchio Frank è in realtà un uomo furbo e molto concreto; diventa per Charlie come un padre e lo difende pienamente ricambiando affettuosamente la lealtà e l’onestà del ragazzo.

Il colonnello si rivela anche un ottimo danzatore nella scena in cui invita una giovane ragazza a ballare un tango e, a dispetto della parte più rozza ed esuberante del suo carattere, in questa scena mostra di possedere la classe e l’eleganza tipica del ballo. Lei è sorpresa e rimane quasi stregata dalla maestria, dallo stile di questo sconosciuto.

Il colonnello è anche un gran conquistatore di donne ma il ballo non è semplicemente un mezzo di conquista, diventa un modo per trasmettere qualcosa, il desiderio di condividere con un’altra persona un momento intenso. Il tango è una grande passione e qui, probabilmente, rappresenta la passione per la vita, la voglia di mettersi in gioco, anche per un uomo di mezza età ormai disilluso e a volte stanco della propria esistenza. Il tango lo risveglia, gli dona energia e vitalità, diventa uno scambio di emozioni positive tra due personaggi mai incontrati prima e che, comunque, proseguiranno ognuno per la propria strada, conservando il ricordo di quel momento magico.

Forse non tutti sanno che il film è un remake del precedente Profumo di donna, film di Dino Risi del 1974 con un bravissimo Vittorio Gassmann. Dino Risi trasse la storia dal romanzo dello scrittore Giovanni Arpino (il titolo è Il buio e il miele).

Sabrina

- Los Chantas Cuatro Team -

 


Written by admin in: Cultura, Varie | Tag:,
Ott
29
2008
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Minas, Zapatos y Tango

L’arte di ballare con i tacchi alti nel tango argentino.Trucchi, suggerimenti, teoria e pratica.

Alcune ragazze trovano estremamente difficoltoso ballare o camminare in modo soddisfacente con i tacchi alti o a spillo. In questo giudizio entrano sicuramente dei fattori di adattabilità personale, ma ciò non toglie come molte di esse cerchino di camminare con questo tipo di calzature usando gli stessi movimenti con cui porterebbero scarpe piatte, il che da ovviamente risultati del tutto deludenti.
Camminare con i tacchi alti richiede invece movenze precise e ben studiate. All’inizio sarà necessario concentrarsi con grande impegno sulla posizione delle varie parti del corpo, ed in particolare sulla distribuzione dei pesi: poi, una volta assimilate tutte queste fasi, i movimenti diventeranno fluidi e disinvolti senza più richiedere un’attenzione continua. Per fare un paragone molto calzante, camminare con i tacchi alti è come imparare a guidare: dapprima i nostri movimenti saranno lenti ed impacciati poichè si è costrette a riflettere prima di ogni azione, poi - una volta acquistata una sufficiente dimestichezza - le vari azioni si susseguiranno in maniera del tutto automatica, e sarete libere di ballare o camminare disinvolte

Teoria

Parte 1. - Il bilanciamento trasversale
Nella postura eretta, gran parte del peso del corpo viene scaricata sulle ossa del tallone, e solo in minima proporzione sulla parte anteriore del piede. Questo fatto crea delle difficoltà a chi indossa i tacchi alti per la prima volta, poichè il peso viene appoggiato su una struttura elevata ed instabile, con i conseguenti problemi di equilibrio. L’unico modo di mantenere la stabilità è dunque quello di porre il tacco perfettamente verticale, e di portare per quanto possibile il peso sulla parte anteriore del piede: le dita poggiano infatti in maniera naturale, e possono efficacemente opporsi ad uno sbandamento sui lati. Per migliorare l’equilibrio, immaginate una linea immaginaria tra l’estremità del tacco e la punta del piede e cercate sempre di far cadere il peso del corpo lungo quella riga.

Molto spesso si sente affermare qualcosa del tipo “ho perso l’equilibrio, e dunque la scarpa si è inclinata bruscamente di lato”; in realtà accade esattamente l’opposto: il tacco si inclina e diventa dunque impossibile mantenere l’equilibrio. Si osservi ad esempio la fotografia seguente: la linea delle gambe prosegue direttamente nel tacco, e la verticalità di quest’ultimo garantisce un appoggio affidabile.

tacchi

tacchi postura eretta

Assimilare il bilanciamento trasversale è forse la cosa più difficile: tuttavia, una volta acquisita la capacità di fronteggiare gli sbandamenti di lato, questa può venir utilizzata in ogni fase del passo, senza che via sia il bisogno di modificarla continuamente.

Parte 2. - Il bilanciamento longitudinale
A differenza del bilanciamento trasversale, che non muta mai, il bilanciamento longitudinale varia in continuazione lungo le varie fasi del passo. In altre parole, se da un lato il peso del corpo deve sempre cadere in linea col tacco, la distribuzione dei pesi tra tacco e punta varia continuamente.
In questa pagina adotteremo inoltre delle particolari convenzioni grafiche per migliorare l’efficacia delle immagini: un triangolo pieno segnala un punto dove la scarpa tocca il pavimento appoggiando su di esso il peso del corpo; un triangolo vuoto indica invece un punto dove la scarpa tocca il pavimento, ma senza caricarvi alcun peso.

peso distribuito

peso distribuito


In posizione di riposo, o posizione 0, il peso viene scaricato sulla punta del piede e sul tacco. L’equilibrio è più agevole se si flette un ginocchio leggermente in avanti ed uno nella direzione opposta: alternando la posizione delle due gambe è possibile migliorare la stabilità con piccoli movimenti. Questo movimento contribuisce pure a diminuire l’affaticamento, ed è dunque una misura efficace quando i piedi cominciano a dolere.



peso sulla gamba sinistra

peso sulla gamba sinistra

Si sposta gradualmente il peso sulla gamba opposta a quella che dovrà muoversi. Ad esempio, se si vuole portare in avanti la gamba destra, occorre spostare il peso del corpo sul piede sinistro. In questo modo il piede sinistro tocca il suolo ma non vi scarica più alcun peso, ed è dunque pronto ad essere spostato.
Tutto il peso del corpo è caricato sul piede sinistro: il piede destro può quindi scivolare sulla pista senza che l’equilibrio venga modificato in maniera sostanziale.
Nella fase immediatamente successiva il piede viene portato in avanti o indietro; quando incede in avanti o indietro il tacco tocca il pavimento quasi sempre senza peso, oppure solo quando perdiamo la posizione apilada. Come evidenziato dalla simbologia, è necessario appoggiare soltanto la punta del tacco, senza però scaricare il peso sull’altro piede.
Se invece si cerca di appoggiarsi sul tacco vi è rischio di caduta perchè si cerca di far affidamento su una struttura obliqua, e dunque altamente instabile.
E’ possibile in alcune occasioni fare perno sul tacco, la caviglia allora viene lentamente ruotata fino ad appoggiare completamente la punta; le dita del piede sinistro, in questo caso, vengono invece flesse alzando il tacco da terra. Contemporaneamente il peso viene via via portato sul piede destro (che ormai appoggia in maniera stabile) mentre il sinistro viene scaricato, ed è dunque pronto a venir spinto in avanti.
All’inizio sarà pressochè inevitabile muoversi un pò a scatti perchè attenti alla corretta esecuzione, poi le vari fasi si fonderanno l’una nell’altra fino dare un incedere fluido ed elegante.
E’ inoltre importante camminare all’inizio con passi molti più piccoli del normale concentrandosi in modo attento sulla perfetta esecuzione dei movimenti e sul bilanciamento dei pesi: la velocità e la disinvoltura verranno in seguito, quasi senza accorgersene. Per le prime prove scegliete un pavimento stabile (da evitare i tappeti).
I presupposti per ballare con i tacchi alti sono una corretta posizione apilada, quindi un abrazo encerrado.
Nel caso di un abrazo enlazado la donna deve avere una perfetta padronanza della camminata con le scarpe con i tacchi alti che porta a dinamiche diverse e più complesse.

Gli errori ricorrenti

Errore 1: La papera
Avviene quando manca la posizione apilada corretta e incedendo avanti o dietro. Si tratta di un comportamento istintivo, che causa però un incedere sgraziato e poco elegante, assai simile a quella del noto animale da cortile

tango sci

tacchi sci


Errore 2: La sciatrice
Molte ragazze camminano (o stanno ferme in piedi) tenendo le ginocchia molto flesse per evitare un angolo troppo elevato tra la tibia ed il collo del piede. Le ginocchia sono flesse in maniera eccessiva e le natiche si trovano in posizione eccessivamente bassa ed arretrata. L’andatura che ne deriva è tuttavia assai sgraziata, mentre il continuo sforzo per mantenere questa posizione causa un rapido affaticamento della schiena e del bacino. Questo difetto è spesso associato alla “papera”.





tacchi pollo

tacchi pollo


Errore 3: La coscia di pollo
Un altro modo scorretto di calzare i tacchi alti è il cosiddetto “polpaccio da ciclista”. Molte ragazze mantengono una posizione irrigidita, poco naturale, che denota uno spasmo muscolare del polpaccio, ed in genere di tutta la gamba. Questa (come evidenziato dalla figura seguente) assume la poco estetica forma della coscia di pollo.






Consigli pratici e pensieri da Minas con zapatos de taco alto

Porto i tacchi da quando avevo 13 anni e vi assicuro che se non si portano quasi tutti i giorni non ci si abitua mai, inoltre se pure si è abituati, quando si cambia dal tacco alto al basso o viceversa si hanno dolori altenativamente al polpaccio o alle piante dei piedi.
Consiglio finale: portate le scarpe con i tacchi tutti i giorni e provate a prenderci l’autobus di corsa, superata questa prova potrete fare tutto.
Lilla66

Written by admin in: Varie | Tag:, ,
Ott
16
2008
1

Tango a Roma: Riflessioni su Musica, Tecnica e Problemi del Tango nella Capitale

I maestri de La Academia de Tango Los Chantas Cuatro condividono alcune riflessioni sul Tango a Roma in una lettera aperta sul Tango, su quello che è o dovrebbe essere e su quello che sta diventando a Roma, a beneficio di chi si è avvicinato da poco al tango argentino e di chi invece lo pratica da più tempo.

Credit: (CC) Éole Wind - http://www.flickr.com/people/eole/

Credit: (CC) Éole Wind - http://www.flickr.com/people/eole/

Il tango argentino è la musica, in tutte le sue manifestazioni, i suoi ritmi e le sue tipologie. Su questo non ci piove. Il tango argentino è poi anche il ballo, e qualcuno dice che sia anche una danza, gusti personali. Il tango argentino è poi molte altre cose: arte, cinema e cultura; fino a divenire per gli argentini un modo di camminare e finanche di vedere la vita in un certo modo. Ma io qui oggi mi fermo alla musica e al ballo.

Quando noi balliamo tango argentino dobbiamo ballare la musica. Nessun ballerino/a balla senza musica.
E’ questo l’insegnamento che ci viene dai vecchi milongueros

Quello che accade invece e che molti ballano i passi o ballano le coreografie o le pose che si sono messi in testa. Chi balla i passi invece della musica, ha deciso di barare con se stesso, per motivi vari pensa di prendere una scorciatoia o di ridurre tutto ad una sciarada o a una caricatura.

A noi i passi non mancano, i “vecchi” del gruppo vi possono testimoniare che anche dopo dieci anni i passi non sono finiti, e ne continuano a vedere di nuovi e inediti. Ma attenzione, questo serve solo a mentenere viva l’attenzione, il passo nuovo è solo la scusa per esercitare la pratica del tango.

Per migliorare il domino e la padronanza sul proprio corpo, la capacità di gestire l’equilibrio, di spostare il peso, di controllare il proprio asse insieme a quello della donna in un respiro solo. Prerequisiti indispensabili per ballare.

Come mai allora ci meravigliamo quando vediamo un bravo ballerino che ha un’ottima tecnica ma balla la musica e non solo i passi che la sua tecnica gli consentono? Acquisendo molta tecnica possiamo fare a meno della musica? Ecco io credo che questo sia un equivoco in cui molti, quasi tutti, oggi, cadono.

Distinguiamo un bravo ballerino quando la musica che balla si esprime sulla tecnica che possiede, ma attenzione: se balla solo la sua tecnica, balla sui passi e non sulla musica.

Come si balla sulla musica? Bisogna sentire la musica, il suo ritmo ci deve possedere e ci deve commuovere, e ci deve anche divertire, se questo miracolo non avviene non abbiamo chance. Se la musica del tango non ci commuove o non ci diverte o non ci piace, se il suo ritmo non è dentro di noi non andiamo da nessuna parte.

Ciascuno di noi “sente” di più alcuni brani e preferisce ballare quelli piuttosto che altri, perchè “mi piacciono di più” spesso si sente dire. A parte i gusti personali, questa è una chiara spiegazione del fatto che ci riesce meglio ballare quando “sentiamo meglio” la musica e la sentiamo più vicina alla nostra sensibilità e quindi inconsciamente il nostro desiderio è effettivamente quello di ballare la musica.

Peccato però che quando non arriviamo a “sentirla” bene ricadiamo nel vizio e nella tentazione di ballare i passi.

Avere la coscienza di questa meccanica è già una fortuna, è il primo passo per sapere che la soddisfazione massima è quando andiamo a cercare la musica e non i passi.

L’indice massimo della nostra capacità di sentire la musica del tango è la quantità di brani che sentiamo vicini a noi. In parole povere: minore è la quantità di brani che ci piacciono, più siamo difficili di gusti, meno siamo dentro alla sensibilità di questa musica; e al contrario maggiore il numero di brani che “sentiamo” e quasi totale è la nostra sensibilità e comunanza con la musica di tango, più siamo dentro e vicini alla musica, e più siamo pronti ad esprimerla con il corpo attraverso la tecnica che possediamo.

Sulla tecnica anche vorrei dirvi quanto segue: la tecnica di questo ballo si impernia molto sulla capacità propria di saper gestire il proprio e l’altrui equilibrio, sulla respirazione che accompagna i movimenti e ci dà la forza per coordinarli.

La gestione del peso anche è fondamentale, fa parte del meccanismo che ci consente di controllare noi e l’altro. Cito sempre una frase che Pablo Veròn ci disse, oramai circa dieci anni fa, e che trovo vera ed illuminante: “Quando diventi padrone del tuo corpo, allora puoi fare quello che vuoi e non hai più limiti“.

Questo è quello che ci disse dopo tante volte che gli veniva richiesto come poteva fare una cosa piuttosto che un’altra. Ecco in quella occasione lui non ci diede il pesce ma la canna da pesca, e fu un insegnamento vero.

Divenire padroni del proprio corpo vuol dire gestire completamente i punti elencati sopra.

La tecnica si esercita e si migliora con la pratica, senza la gestione di anche solo di uno dei punti sopra scritti non abbiamo una buona tecnica il che vuol dire che possiamo permetterci meno passi e meno figure, ma non che non possiamo ballare.

Produrre passi o figure che non sono supportati da una buona tecnica non ci fa ballare meglio, al contrario ci rende ridicoli.

L’altezza o il peso sono relativi e non importanti, se si possiede un buon equilibrio si può ballare con una persona più alta o più pesante o più bassa e più leggera. Esteticamente però altezza e figure equilibrate sono migliori, ma è solo un discorso estetico da fare per occasioni particolari come le esibizioni.

All’inizio da principianti non pensiamo alla musica, siamo concentrati sulla tecnica sui passi, poi piano piano la musica si fa avanti e deve acquisire importanza maggiore, osservate in sala, in milonga si vede molta gente che balla i suoi passi per impressionare l’altro/a o il pubblico.

Si può impressionare molto di più l’altro/a ballando sulla musica, è più difficile ma più potente.

Questo è il vero trucco, la mossa segreta, il passo inedito, la coreografia finale.

E’ anche originale perchè ciascuno di noi è unico e sente la musica in maniera differente e in questo modo la trasmette. Migliorare la tecnica serve solo ad amplificare l’effetto del risultato di ballare sulla musica, ma non lo sostituisce. Se siete poveri sotto l’aspetto musicale non diventerete più ricchi con due figure in più.

E’ questo il tango argentino, è la passione della commozione o del divertimento estremo del ballare questa musica insieme ad un’altra persona, del sentirsi vicini anche quando l’altro è un estraneo apparentemente lontano, è una ubriacatura e una comunione dei sensi, un momento intimo condiviso.

Il resto viene dopo ed è accessorio.

Le strade sono sempre due, una facile e l’altra difficile e lunga. Una che porta illusioni facili, l’altra soddisfazioni dopo lunghe fatiche. Ciascuno sceglie quello che vuole, la maggior parte la via corta, quella facile, che finisce presto però, pochi quella lunga.

Queste righe solo per condividere una passione comune.

Oggi che a Roma il tango sembra una merce da vendere, confezionata in varie modalità, come la salsa, per avere un prodotto differenziato da offrire al pubblico. Raccontare queste cose sembra diventato poco opportuno o sembra una vergogna dire che questi erano gli insegnamenti dei grandi maestri del passato.

Da noi quasi tutti trovano quello che cercano, chi i passi, chi la musica, chi un gruppo di amici, chi qualcos’altro…ma questo è un’altro discorso.

Io cerco la musica, perchè sapete, quando la musica finisce, quello che rimane è il silenzio.

Marco

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