Dic
02
2010
0

Harry Potter e il Tango Argentino

I Diari di Escamillo #4

Stavolta è iniziata con Harry Potter.
Harry Potter ? Ma che c’entra con il tango argentino ?

Ho visto l’ultimo film, la prima parte dell’episodio finale, mi pare peggiorato, sembra un horror.

Mentre lo vedevo ero perplesso e pensavo:
E’ la storia di uno sfigato, ed inoltre è pure raccomandato.
Non ha grandi capacità, non è brillante nè intelligente, e ogni volta che si trova in difficoltà ne esce fuori perchè è raccomandato e lo salva qualcuno/qualcosa.

I suoi amici sono degli sfigati, passano gli anni e ripetono sempre gli stessi errori, non crescono e non imparano niente.

Lui si fidanza con la ragazza sbagliata e tutto va sempre storto.

Sembra il ritratto impietoso di molte delle mie generazioni coetanee.

Poi, mentre pensavo queste cose, ecco che, nel mezzo della tristezza del film, Harry si riscatta:
la radio suona canzonette, lui si alza prende la ragazza, Ermione, e la invita a ballare.

Nella mia testa al posto della canzonetta ci avevo sostituito un tango, e i movimenti scomposti e goffi li avevo cambiati con quelli più eleganti di un ballerino capace.
Lo incitavo: vai Harry Potter riscattati ! Nella miseria nella quale ti trovi balla per due minuti e facci sognare.

Il ballo come forma di riscatto sociale, il ballo come momento luminoso che ti porta via dai momenti tristi.
Perfino quello sfigato di Harry Potter si salva ballando.
E’ La magia più grande del film, lui si alza e balla, o quantomeno ci prova, e fa tornare di buon umore sia la ragazza che lui stesso.

La musica ha un potere magico concludo, e il ballo è un catalizzatore di emozioni.
E questo accade anche se sei goffo, se non ti muovi bene.
Accade se lo senti, se non fai, ma sei.

Forte di queste riflessioni sono uscito in milonga in cerca di ragazze sulle quali praticare i miei sortilegi.

Ero dunque in una milonga nella quale, durante la serata, si esibivano anche dei ballerini, ma il pezzo forte della serata, per me, non sono stati loro.

Passavo il tempo distratto e ripensavo ad Harry Potter che ballava, quando, ad un certo punto, non volendo, ascolto i sussurri di due figure abbracciate.
La voce di lei diceva languida e triste: “..e adesso baciami..dai..come sai fare tu.”

Lui non parlava, la stringeva, la abbracciava, ma non la baciava.
Sembrava proprio una scena di addio, era una scena di addio.
C’era la musica che andava, la pista era li, si poteva ballare, tutti gli ingredienti magici erano disponibili, eppure per lui la melanconia della scena non poteva essere vinta neppure dal ballo.

Baciala ! dai portala a ballare, pensavo, se ti lasci, almeno la consegni alla magia della musica.
Niente, i due restavano abbracciati, immobili, e lei si sporgeva verso di lui pronta per un bacio.

A me queste scene fanno stringere il cuore, poi la musica di tango peggiorava la situazione, era troppo per poter essere sopportata, occorreva fuggire, girarsi, tornare indietro, uscire fuori da questo vicolo buio, tornare alla luce del ballo.

Così mi giro, cabeceo e mirada insistente verso una ragazza con la quale avevo già fatto una tanda.
SALVAMI AIUTO i miei occhi gridano.
E lei capisce, intuito femminile, io vado e mi ritrovo abbracciato a lei.

Ballo concentrato ma in sintonia, ballo bene, sento che siamo una cosa sola, è come se anche lei fosse stata presente alla scena, come se anche lei volesse fuggire da quell’addio e rifugiarsi in questo abbraccio disperato.

Incedo senza incertezze, i miei passi sono sicuri e dentro di me il ritmo cresce in sintonia con la musica, questo tango è mio, questa tanda è mia, penso, e poi un’altra e un’altra ancora, stringo la mia ballerina di più e lei si lascia portare a questo abbraccio più intimo, a contatto chiuso, fa caldo ma è piacevole, sudiamo ma non ce ne importa, respiriamo insieme e ci piace, incalziamo un tango dopo l’altro senza fermarci.

Non so quante cortine abbiamo ignorato, esausto mi fermo, ma ancora la stringo a me; non so quanto tempo siamo rimasti così.
Mi giro, di nuovo, e con gli occhi cerco la coppia che si stava salutando, che si lasciava, come se avessi ballato per loro, per lei, per lui, per il momento vissuto.
Non ci sono più.

Piego la testa da un lato, poi in basso, sento gli occhi lucidi.
Lei mi guarda e io di rimando mi specchio nei suoi occhi, e capisce che è successo qualcosa, mi sorride, e a me viene in mente di dirle:
” ehi ma lo sai chi è Escamillo ? Sono io !”

Eppoi succede che glielo dico, sul serio, ma non così, non in quel modo, la guardo, cerco di sorriderle a mia volta, ma non la vedo, quando le dico:
“..e adesso baciami…baciami come sai fare tu”.

ATTENZIONE
Caro lettore il diario era stato scritto per terminare qui, con questo finale.
Una storia vera, bella e romantica.
Se, invece, sei curioso, desideri sapere come finisce, procedi in basso, altrimenti fermati e preserva il tuo spirito sognatore, salva il tuo romanticismo e adattagli il finale che ti immagini o che più ti piace mentre ascolti questo bellissimo tango: Malaunta.



“..e adesso baciami…come sai fare tu”.
Lei mi sorprende dicendomi ” No, baciami tu, come sai fare tu !”
Così si sporge un poco, la bacio e penso:
“Era ora, finalmente ho trovato una sveglia !”

E poi mi sorprende ancora, quando mi dice:
“Ora scusami, ma devo tornare dal mio ragazzo…sai l’ho mollato qui in giro da qualche parte ed è parecchio che sono via, non lo vedo più…ciao eh”.
Si gira e se ne va.

Io rimango pietrificato, poi ci rido su e mi dico:
“D’altra parte Escamillo che altro poteva trovare se non di nuovo un’arena e storie di corna ? Quanto meno questa volta non sono le mie.”
Bilancio: Magia della musica + una pietrificazione non prevista; Harry Potter ce la puoi fare.

Amici, quando entro in milonga è sempre il IV° Atto della Carmen:

È il giorno della corrida.
La folla attende Escamillo, che entra trionfante nell’arena, ma sempre a testa alta.

Escamillo

Written by admin in: Cultura, Varie | Tag:,
Ott
29
2010
1

La vita è una milonga e io non tango da sola

I diari della Luchadora #5

A volte capita che da un abbraccio con un perfetto sconosciuto si origini un fiume di emozioni e sensazioni inaspettate. A volte, invece, capita che più si conosce una persona più l’abbraccio con questa persona non genera grandi emozioni o, addirittura, genera fastidio. Ma perché? Quanto la conoscenza dell’altro condiziona l’intensità di un abbraccio? E in che modo l’abbraccio può essere condizionato?

La Luchadora torna a scrivere. E stavolta lo fa dopo aver inaspettatamente spaccato in due la comunità tanghéra romana. Scrivo “tanghéra” e non “tanguera”. E lo faccio con cognizione di causa perché sono una purista della lingua italiana. In post precedenti a volte avevo fatto uso della “h”, altre volte della “u”. Voglio chiarire l’equivoco: da oggi farò uso della “h”, a meno ché non si tratti di una parola in argentino. Ma in quel caso la leggerete in corsivo. Dicevo… torno a scrivere dopo aver sollevato, senza volerlo, un polverone nella comunità tanghéra romana. Fortunatamente lo strumento del blog o dei social media consente di interloquire in tempo reale con i potenziali lettori. Ma non consente, come penso sia avvenuto in questo caso, di chiarire. Dopo l’ultimo post ho ricevuto molti ringraziamenti soprattutto da parte di molte donne, ma anche di molti uomini (per lo più “giovani”, il che ci offre speranza!) maggiormente sensibili e che sono stati capaci di cogliere il messaggio che volevo comunicare. Se la vita è una milonga, non si può certamente pretendere di essere accettati da tutti. Ed è per questo che ho ricevuto anche molti insulti da chi si professa “gentiluomo” o “gentildonna”. È stato addirittura “simpatico”, per non dire “surreale”, venire a sapere che una donna ha scritto, riferendosi a me: “Quando je menamo?”. Si è addirittura ventilata l’ipotesi che io sia un’organizzatrice di serate milonghere in incognita, e che mi nasconda dietro a uno pseudonimo per codardia. Mi spiace per la povertà culturale di questi ipotetici lettori che evidentemente non sanno quanta distanza copre l’anonimato puro da un semplice pseudonimo che prima o poi rivelerà la persona che si cela dietro al nome “la Luchadora”. Come ho già risposto a qualcuno di questi lettori, mi spiace che le mie parole non possano essere comprese da tutti. Ma questi sono diari. E i diari, si sa, si basano su sensazioni e osservazioni personali. In quanto sensazioni sono personali e, dunque, non devono essere oggettive e necessariamente condivise da tutti. Ma soggettive. Una persona può decidere di rispecchiarsi nelle parole di un’altra o meno. Però chiedo rispetto. Lo pretendo.

Questa volta voglio raccontarvi qualcosa a proposito dell’abbraccio. Non parlerò dell’abbraccio sociale dei “tàngheri”. Sì, avete letto bene: “i tàngheri”. Perché, la scorsa settimana, quell’inesistente abbraccio sociale mi aveva quasi fatto venir voglia di pensare: “Ma chi me la fa fare non solo a condividere pensieri e parole ma, addirittura, chi me la fa fare a condividere l’abbraccio con persone che magari spendono cattiverie nei miei riguardi e poi non si chiedono se – questa sì che è divertente, preparatevi! – per caso loro ci abbiano mai ballato con la Luchadora! E magari gli è anche piaciuto ballarci insieme! Eh, già…

La cosa sorprendente è che il profondo abbraccio individuale con un tanghéro, una volta svelata la sua identità di “tànghero” capace di far “branco” con tanti altri “tàngheri”, svanisce nel nulla. E allora? Allora forse ha ragione chi sostiene che nel tango non bisogna parlare ma solo ballare? No, non voglio cadere in questa cinica visione della milonga. Perché se la vita è una milonga e se il tango mi ha aiutata a riscoprire il calore della vita attraverso l’incontro di due anime, io di certo non mi farò scoraggiare dal mancato abbraccio sociale dei “tàngheri”.

Sono tornata in una milonga con i miei amici. E pensare che neanche i miei amici più intimi immaginano chi si celi dietro alla Luchadora! Eravamo in milonga. Mi vedevano un po’ restia nel ballare. Io lo sapevo cosa non andasse in me: sapevo di temere che la delusione dell’abbraccio sociale dovuto alle polemiche relative all’ultimo post, per me, si potesse tradurre nella delusione dell’abbraccio individuale. Dopo aver accettato i primi inviti a ballare ho scoperto che ci si può riappropriare di una sorta di bellezza dell’abbraccio anche con un “tànghero-tanghéro”. Ma che questa, d’ora in poi, sarà una bellezza superficiale, quasi tecnica. Puramente estetica. Non certamente profonda, sentita, vissuta. Quando, invece, ho abbracciato chi nei giorni scorsi ha inconsapevolmente preso cura del mio asse durante l’avvitamento sociale che quel mio post ha creato all’interno della comunità tanghéra romana, ho sentito l’abbraccio vero. E, allora, sì, ne ho avuto la conferma: la vita è una milonga. Da una discussione se ne può uscire più uniti oppure ci si può ritrovare uno di fronte all’altra, sapendo e sentendo di non esser fatti per condurre insieme neanche un passo. Perché non c’è armonia, non c’è ritmo, non c’è ascolto.

Qualche giorno dopo, in un’altra milonga mi è capitato di ritrovarmi nell’abbraccio con un perfetto sconosciuto. Una mirada e via. Ecco la sua mano sinistra pronta ad accogliere la mia mano destra. Non la stringeva. Eppure c’era. Pochi attimi dopo ho appoggiato il mio braccio sinistro sulla sua schiena. Un lungo respiro per ascoltare il battito dell’altro. I primi passi. Lui ascoltava me. Io ascoltavo lui. Non parlavamo, eppure stavamo comunicando. Respiravamo l’intensità delle pause attraverso i nostri sguardi. Eravamo entrambi presenti senza imporci. Mi sono chiesta come sia possibile un’intima comunicazione a due, senza pronunciare una singola parola. Forse perché in quell’intimo rapporto a due, in cui ci si dimentica di essere circondati da tanti altri microcosmi, non ci sono sovrastrutture dettate da un branco d’appartenenza? Forse perché il tango è anzitutto fiducia? Sì, il tango mi ha fatto l’ennesimo regalo inaspettato. Mi ha regalato la speranza. La speranza di potermi fidare dell’abbraccio con un perfetto sconosciuto.

La vita è una milonga e il tango ci regala la speranza di poterci fidare dell’abbraccio di uno sconosciuto. È un regalo prezioso. Ed è per questo che dobbiamo prendercene cura. Ed è per questo che, superata la tempesta, “io lo so che non tango da sola”.

La Luchadora


Written by Luchadora in: Varie | Tag:, ,
Set
24
2010
0

I diari della Luchadora

Cari Visitatori,

ci è sembrato carino ospitare gli articoli di una nuova redattrice, una milonguera neofita, che qui, con queste prime poche righe, presentiamo con il suo nome di battaglia tanguero: “La Luchadora” ! :-P

La luchadora scriverà dunque per voi, per noi, le sue pagine di diario, il punto di vista di una donna che inizia il suo cammino milonguero, la sua passione, le sue scoperte….finchè ne avrà voglia.
Riflessioni che spero ci facciano vivere momenti nuovi, oppure ricordare quelli già vissuti, ci facciano fermare a considerare oltre ai passi, alla musica, cosa c’è di nuovo e antico che riscopriamo nel ballo di coppia.Nel Tango Argentino.

Le auguriamo buona penna a Lei, buona lettura a Voi, nella speranza che alla fine ci si ritrovi comunque sempre nell’abbraccio della musica e della passione.

I diari di una Milonga #1

Passione, desiderio, amore, delusione o, semplicemente, curiosità. Cosa spinge una persona, a prescindere dal sesso, dall’età, dall’estrazione sociale o dalla cultura, ad avvicinarsi al tango? Perché è inutile negarlo: c’è sempre un motivo iniziale che conduce a lanciarsi in questa danza. Una danza che allo stesso tempo è una sfida continua in cui si riscopre se stessi e il rapporto con gli altri. Il tango è un insieme di gesti a cui spesso non siamo più abituati. Già. Non siamo più abituati a quell’insieme di gesti che, invece, dovrebbero essere spontanei, naturali. Ma perché? Cosa ci ha portati a non trovare più il naturale conforto nell’abbraccio con l’altro?

Ogni volta che entro in una milonga – che la milonga in questione sia in un’elegantissima sala o una semplice strada della mia città in cui l’unico tetto è il cielo stellato – osservo le donne e gli uomini che mi stanno attorno. E fantastico su quella moltitudine variegata di microcosmi, apparentemente impenetrabili, che mi circondano e che si incrociano anche solo per il breve spazio di una tanda.

Ma a volte capita che qualcuno di quei microcosmi decide di aprire una piccola fessura. Una piccola finestra da cui posso sbirciare. Una parola, uno sguardo, un abbraccio, un gancio fatto al momento giusto. È così che la milonga appare ai miei occhi come una piazza in cui va in scena la vita: il tango. Perché che cos’è il tango se non una metafora della vita stessa?

Con un’unica differenza. Se nella vita quotidiana è possibile nascondere i sentimenti per timore di dover subire il giudizio esterno, nel tango no. Che strano incantesimo il tango! Attraverso un abbraccio, spesso, anche la persona più timida può arrivare a dimenticare di avere gli occhi altrui puntati addosso. Nel tango il nostro stato d’animo uscirà comunque allo scoperto, così come la nostra natura e le nostre inclinazioni.

Voglio cominciare questo viaggio complicato nel mondo del tango scrivendo insieme a voi “I diari di una Milonga”. E se il tango è una metafora della vita, questi saranno i diari di chi, da un giorno all’altro, ha riscoperto la bellezza della vita in tutte le sue complessità. E, una volta riscoperta, non ne ha più potuto fare a meno. Saranno i racconti di chi, una volta riscoperta la vera essenza de “l’esserci insieme a l’altro”, non ne ha più voluto fare a meno.

La Yumba - Osvaldo Pugliese

Written by Luchadora in: Cultura, Varie | Tag:, , , , , ,
Set
08
2010
0

Ti piace esibirti e ballare in pubblico ? Cerchiamo coppie di ballerini

los chantas 4

los chantas 4

Los Chantas Cuatro con Sabor a Tango
e il Ballet Tango Sur cercano:

Casting per Coppie amatoriali di Ballerini

Cerchiamo ballerini di Tango Argentino
in coppia o singoli con esperienza di ballo
di almeno due anni non professionisti

 


Il Ballet Tango Sur si esibisce a scopo di beneficienza o per fini culturali o ludici ; cerchiamo ballerini/e disposti a condividere spirito di gruppo, ad allenarsi insieme e ad esibirsi per tali fini.
Il gruppo vanta un’orchestra propria, un proprio repertorio e oltre dieci anni di attività di esibizioni in location prestigiose, di spettacoli, di iniziative e coreografie teatrali proprie.
Nella sezione dedicata del sito è possibile osservare alcuni video.

Se ti piace divertirti, hai spirito di gruppo e voglia di allenarti e di ballare insieme; se credi di essere un candidato/a adatto scrivici !!!
e-mail: chantacuatro@sabordetango.org

Il casting non ha termini di scadenza
si terrà presso La Maison De La Danse
Via Assisi 37 Roma
previo appuntamento preso via e-mail

Set
29
2009
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Inizio Corsi di Tango Argentino alla Maison De La Danse

Inizio Lezioni di Tango Argentino 1 ottobre 2009
Luogo: Maison De La Danse
Via Assisi 37 Roma
Iscrizioni aperte per la stagione 2009-2010.
Giovedì ore 21,30 corso principianti
martedì ore 21,30 corso intermedio/avanazato.

PROMOZIONE TANGO GIOVANI

Hai meno di 35 anni ? Sei in coppia ?
PER IL TUO PARTNER IL CORSO E’ GRATUITO !!!

Via Assisi, 37 - 00181 S.Giovanni - Roma

tel. 06786118

Written by admin in: Lezioni | Tag:, ,

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